La Turchia

La terra tra due continenti, l’Europa e l’Asia. La terra che comprende una parte della “culla dei popoli”, quella che quando a scuola si studiava la Storia veniva chiamata l’Antica Mesopotamia, dove erano nate le prime civiltà di esseri umani, tra il fiume Tigri e l’Eufrate, la nazione di Costantinopoli, la nazione dove sono nati i tulipani.

Ancora ricordo la mia felicità quando seppi che ero stata selezionata per quel progetto alla Gazi University. Il giorno dopo aver finito il mio Servizio Civile alla Pro Loco di Gallipoli ero già in viaggio per la Turchia.

Arrivammo ad Istanbul nell’aeroporto di Sabiha Gökçen, ad un’oretta abbondante dal centro, ma comunque ben organizzato. Ancora gli smartphone non erano alla portata di tutti, esistevano i primi cellulari touch con internet, ma utilizzare google maps sarebbe stato quasi impossibile. Per fortuna un ragazzo ci accolse in aeroporto e ci accompagnò in hotel. Eravamo a Taksim, nel cuore pulsante di Istanbul. Ma non avevamo grande autonomia per poter visitare la città perchè dovevamo partecipare ad un training course sulla Turchia, per prepararci a tutto quello che era questa splendida nazione.

Il primo consiglio era: non bere acqua di rubinetto. Poi tra le varie cose ci spiegarono che era meglio non guardare le persone direttamente negli occhi perché farlo era come accettare le loro avances, che bisognava contrattare con i venditori altrimenti si offendevano e che non si scambiavano baci ed effusioni appassionate pubblicamente perché era illegale. Tra le altre raccomandazioni c’era quella coprire il capo per le donne e di togliere le scarpe quando si entrava nelle moschee e di avere rispetto dei momenti di preghiera. Devo continuare?!?!? Nonostante tutti questi vincoli era una nazione bellissima, perché esiste il rispetto per il prossimo, per i turisti, per la famiglia quasi viscerale.

Mi è capitato più volte di chiedere informazioni su come raggiungere alcuni posti, ma la gentilezza e l’educazione con la quale ricevevo le risposte era esorbitante, a volte anche se andavano di fretta le persone lasciavano perdere i propri impegni e ti accompagnavano per aiutarti. E poi magari scoprivi che erano in ritardo a lavoro, ma loro ti dovevano aiutare per forza e poi riprendevano ciò che stavano facendo. Trascorrendo gli anni in Turchia, ho scoperto il motivo di tanta gentilezza, era un dovere religioso quello di aiutare i bisognosi. Ma tutto ciò rendeva magico il loro modo di essere e di preoccuparsi per il prossimo.

Tra i primi pranzi ad Istanbul ancora ricordo il formaggio di pecora, che aveva quasi lo stesso sapore del nostro formaggio di pecora salentino (finché ho scoperto che nei dintorni di Istanbul è uno dei formaggi più utilizzati). Dove l’olio d’oliva è largamente utilizzato data l’abbondanza degli uliveti. Sono tanti i piatti tipici turchi, ma variano da zona a zona, come da noi in Italia, ad ogni modo tra i piatti turchi più gettonati ricordiamo il keşkek, i mantı, il gözleme, i kebap, senza dimenticare i dolci tipici come i baklava, il künefe e il kadaif. Sono tanti i prodotti tipici, si possono trovare anche le melanzane e le zucchine ripiene, il pilav (il riso) spesso servito in un unico piatto con la carne, oppure l’ayran (lo yogurt al naturale allungato con acqua- non denso) da bere accompagnando un kebap oppure un iskender o con qualunque pasto a base di carne.

Lo street food era fantastico, sebbene per noi europei le norme di igiene sono rigide e importantissime, in Turchia è tutto un programma, basta comunque osservarli. I panini fatti per strada con la carne arrosto, senza protezioni, senza un chiosco, solo con una griglia ed un banchetto sono i migliori in assoluto, ragazzi mai assaggiati panini così buoni, ditemi quello che volete riguardo alle norme igieniche, che sono comunque la prima a notarle, ma mai ho assaggiato niente di simile. Saranno state le spezie sulla carne, sarà stato qualche modo di insaporire il pane, ma vi posso assicurare che era il panino più buono della mia vita e se potessi tornerei anche ora per farne un altro. Dire che il sapore della carne era fantastico è dire poco, soprattutto il pollo speziato. L’importante è lasciarsi consigliare da un turco che se ne intende. Stavo rischiando di diventare vegetariana, poi mi è passato tutto!

Così come anche il pesce, avevo smesso di mangiare pesce intorno ai 7 anni perché a casa mia c’era pesce ogni santo giorno. Ma saranno stati i viaggi, saranno stati gli amici, saranno state le situazioni, in Turchia ho ricominciato a mangiarlo e non vedevamo l’ora di andare a farci delle belle abbuffate di pesce.

Specialmente nelle località balneari esiste un mercato del pesce dove tu compri il pesce fresco al banco del pesce e poi scegli in quale dei tanti ristoranti, vicino al banco, dove cucinare il tuo pesce. Si hai capito bene, ti ritrovi con una coppa in mano con il pesce che hai appena comprato a chiedere ai ristoranti intorno dove cucinare il tuo pesce. Sarà anche buffo ma tutto ciò accade solo per mezzo minuto, perché sono i camerieri dei ristoranti stessi che ti tolgono tutto di mano per farti accomodare in uno dei tanti ristoranti. Tutto pesce freschissimo, ovviamente la concorrenza è alle stelle, ma i turchi con il commercio ci sanno fare.

C’è da dire che i turchi amano gli italiani perché si rivedono molto simili a noi. Ma non è una loro impressione, è proprio così. Abbiamo avuto molte ondate di monaci basiliani provenienti dalla Turchia, che hanno arricchito il nostro territorio, non siamo simili, abbiamo una discendenza comune. I viaggi, le ondate migratorie, sono sempre esistite, nei secoli, dei secoli, amen.

Ad ogni modo la Turchia è una nazione di quelle che bisogna per forza visitare almeno una volta nella vita, dalla turistica Istanbul, Efes, Pammukkale, Bodrum alla Cappadocia dove si trova qualcuno che parli in inglese ai tanti e incredibili luoghi storici e naturalisticamente parlando fantastici, nei quali bisogna essere accompagnati da qualcuno che capisce e parla anche un minimo di turco. Ma inizierò a parlare di tutti i posti bellissimi dove sono stata con le relative foto. Sono passati quasi sei anni, ma il ricordo dei momenti trascorsi in Turchia è vivido come se fosse accaduto ieri.

A presto!

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