Watson Bay

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Dopo un anno trascorso in quel di Sydney, non vedevo l’ora di esplorare i tanti luoghi fantastici di questa città. Così, avendo ottenuto la mia giornata libera, decido di andare alla “conquista” di Watson Bay. Salgo sull’autobus di linea 324 per Vaucluse (che insieme alla linea 325, alla 380 e ai traghetti collegano questa zona con il resto della città) e vado alla scoperta del South Heads, il lembo di terra (la “testa”= “head” in inglese) a sud di Sydney.

L’ultima fermata dell’autobus è proprio davanti al The Gap Lookout e, facendo un giro su quel varco a strapiombo sul mare, si può avere un’incredibile visuale del CBD di Sydney e ammirare l’incessante forza dell’oceano che si dirompe incessantemente sulle alte falesie.

Anche se quella che sto per raccontarvi non è una bellissima storia, ma è accompagnata da una notizia bellissima che genera fiducia e grandezza nel genere umano. Proprio a causa delle sue falesie e della loro attrazione ipnotica, questo posto è stato molto rinomato per i suoi suicidi, ma un grazie ad un uomo, Don Ritchie, un uomo che viveva con la sua famiglia in quella zona, oltre 160 vite sono state salvate. Lui semplicemente avvicinandosi a parlare o trovando qualche escamotage, ha sventato tantissimi suicidi contribuendo alla società con la sua nobiltà d’animo, tanto da ricevere vari riconoscimenti per le sue gesta, tra i quali ricordiamo la medaglia per la sua cavalleria chiamata Medal of the Order of Australia, inoltre, fu nominato insieme alla moglie Cittadino dell’anno 2010 a Woolhara e come eroe locale gli venne attribuito il Local Hero Reward for Australia nel 2011. Quasi come se fosse l’angelo custode del posto.

Una volta arrivati al The Gap si può scegliere di proseguire in diverse direzioni in quando ci sono dei percorsi circolari per accedere a tutta la costa, in loop come si dice in inglese. Ed io dopo aver goduto dello spettacolo che l’oceano regala mi sono diretta verso il centro abitato di Watson Bay, dov’è situato uno centri più famosi in quanto su questa baia si insediò il più antico villaggio di pescatori dell’Australia, il cui establishment (=insediamento) risale al 1788.

Quando si parla dell’Australia queste date sembrano relativamente recenti, ma il realtà è proprio verso il tardo 1700 che questa nazione venne colonizzata, fino a diventare ai giorni nostri quell’incredibile isola che molti considerano quasi come la “Terra Promessa”.

Doyle on the beach è uno dei più antichi ristoranti di pesce con una bellissima visuale, sorto dove un pescatore di nome Doyle, nel 1845, ogni giorno era solito vendere il suo pesce e i suoi frutti di mare. Doyle è un must per chi vuole mangiare dell’ottimo pesce fresco, ostriche, gamberi, etc.

Dopo una breve passeggiata su questa piccola spiaggetta adiacente al centro abitato, collegata molto bene al resto della città anche tramite traghetti, resa caratteristica dalla moltitudine di barchette capovolte parcheggiate lungo la passeggiata, per me lo step successivo era quello di raggiungere Camp Cove. Un’altra piccola spiaggetta a pochi metri da quella, ma più carina e caratteristica, grazie anche al suo caratteristico piccolo molo. Faceva caldo quel giorno, tanto, ed io avevo una sete pazzesca, tanto da aver finito anche la mia acqua. La fortuna ha voluto che, proprio mentre stavo per imboccare la stradina che mi portava al mare, di fronte a me, ma con la facciata rivolta verso la spiaggia, ci fosse un chioschetto. Stavo morendo di sete, mi metto in fila e aspetto il mio turno, finchè non sono colpita da due parole e mi giro di scatto: “Ma davvero?”. Italiani! 😁 Io non odio i miei connazionali, come fanno in molti, mi fanno sentire a casa anche quando “casa” è a 16.000 km e poi non avrei motivo di odiare il prossimo. Inevitabilmente ascolto la conversazione e il barista stava spiegando alla giovane coppia tutta la particolarità dei suoi estratti, frullati (o smoothie che fa più figo) e la loro innovazione. Era veramente interessante, caspiterina. Nel frattempo, sposto lo sguardo e noto un signorotto sulla sessantina che mi stava osservando divertito. Da un lato sembrava guardasse le dinamiche allegre dei tre italiani che parlavano, dall’altro con gli occhi sembrava mi stesse dicendo: “Ma tu ci stai capendo niente, perchè io no, sei italiana anche tu?”, perchè se prima stavo pensando a tutt’altro, a guardarmi intorno, ad ammirare il paesaggio, improvvisamente ero diventata interessata a ciò che stavano dicendo i due davanti a me. Mi faceva ridere soltanto a guardare il suo modo buffo di guardarmi, come se aspettasse una reazione da me e, dopo essermi accertata che non stava ridendo perchè avevo qualcosa fuoriposto, ricambio il sorriso e in un baleno scopro che tutto ciò che mi era sembrato di percepire era vero. Arriva il mio turno, chiedo una spremuta d’arancia e una bottiglietta d’acqua, volete sapere dove mi hanno dato il succo d’arancia?!? Nel contenitore dove viene messo il sangue durante il prelievo, nei contenitori con i quali fanno le flebo, non quelli in vetro, ma quelli in plastica. Ero scioccata. Comunque quella flebo di succo d’arancia era comoda da trasportare. Non ho foto perchè fare una foto ad una flebo con due mani è un po’ difficile, soprattuto se stai camminando, e all’interno c’è una cannuccia di cartone, dove devi sbrigarti a bere il prima possibile altrimenti si bagna tutta e non serve più a niente.

Da Camp Cove, vado avanti in direzione Lady Bay, dove a mia insaputa scopro che era una spiaggetta per nudisti, quant’era bella quella spiaggetta poteva essere la spiaggetta dei miei sogni, peccato che era solo per loro.

Proseguo il South Head Heritage Trail e oltre a regalarmi un emozionante skyline di Sydney, arriva finalmente il momento di trovare il faro in Australia che tanto avevo desiderato visitare: Hornby Lighthouse. E’ uno tra i fari più antichi dell’Australia, terzo tra i fari più antichi di Sydney, costruito nel 1858, e serve a segnalare a sud l’ingresso nel Porto Jackson e Sydney Harbour.

Ma proseguendo più avanti, quindi ritornando al The Gap Lookout, superandolo e proseguendo verso la costa, a piedi o con i mezzi come si preferisce, nella Dumbar Head, sulla Old South Head Road, si trova il primo, il più antico e magnificente faro d’Australia, il Macquarie Lighthouse costruito nel 1793, come si evince dalle nuove scoperte di alcune fonti, che attribuiscono la sua edificazione a quell’anno, non al 1881. Completamente bianco, circondato dalla riserva naturale, questo faro si staglia con tutta la sua imponenza verso il cielo.

Da entrambi i fari, compatibimente con la stagione, si può assistere anche all’emigrazione delle balene, ed è veramente bello, osservando il mare, veder un getto d’acqua levarsi improvvisamente verso il cielo, un segno che le balene stanno passando proprio da lì.

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Alla prossima! 😘

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