Lycian Way – L’antica Via Licia

Ancora oggi, sebbene siano passati sette anni dalla mia permanenza in Turchia, ricordo ancora quel giorno come se fosse ieri. A causa ldi un imprevisto fummo costretti a spostarci da Marmaris a Fethiye, e l’organizzazione che ci ospitò, per farci dimenticare le nostre ultime bruttissime 24 ore, ci regalò un’escursione in barca tra le isole greche e turche. La Turchia è sempre stata famosa per la sua gentilezza, ospitalità e per la sua organizzazione turistica.

Così alla stregua della nostra nuova vita, partimmo per un’escursione tra queste insenature fantastiche lungo la costa della provincia di Muğla.

In quegli anni c’erano giusto i primi smartphone nel mondo e, se avevi acquistato un telefono in Italia, non lo potevi utilizzare in Turchia per un periodo superiore ad un mese, a meno che l’apparecchio non veniva registrato al costo circa di 150€. Siccome non avevo alcuna intenzione di registrare il mio, semplicemente non potevo utilizzarlo lì e ne comprai un altro turco a quattro spiccioli. Tutte le foto venivano fatte con le macchinette fotografiche.

Mentre rientravamo alla base, in lontananza si vedevano sul promontorio come dei templi greci scavati nella roccia, era una necropoli sulla Via Licia, The Lycian Way.

La Licia era una colonia greca, quasi racchiusa e delimitata dalla catena del Tauro occidentale, che subì nel corso dei secoli varie dominazioni. Attualmente, si può fare un percorso di trekking/bushwalking di 540 km tra Fethiye e Geyikbayırı, un villaggio di montagna a circa 20 km da Antalya, una delle mete turistiche estive per eccellenza. Un camino che richiede una media di otto giorni a piedi, dove necessariamente bisogna fare delle soste. Ma ne vale la pena. Ed io in una parte di questo cammino, mi ci trovai senza nemmeno saperlo. Ora vi racconto come.

Un giorno, decidemmo di visitare una città fantasma chiamata Kayaköy, l’antica città greca Lebessos o Livissi, nei paraggi di Ölüdeniz. Assorti dalle rovine di questa città, trovammo un cartello con scritto che per raggiungere la città dove alloggiavamo c’era un percorso di soli 5 km che potevamo tranquillamente fare a piedi. Successivamente, ho scoperto che questo percorso faceva parte della Lycian Way. Il percorso era segnalato da due strisce una bianca, una rossa. Questi simboli indicavano la direzione da prendere quando si trattava di cambiare rotta, in corrispondenza di un bivio, di una curva, insomma bisognava seguirli sempre. Accanto c’erano dei sassi, che i viaggiatori passando da lì impilavano, facendoli sempre rimanere in equilibrio. Era così che capivamo che quella era la direzione giusta, era una sorta di feedback.

Salimmo a 1000 mt sopra il livello del mare, c’era una visuale fantastica. Avevo le Converse ai piedi, mai scarpa più sbagliata perché si rischia di scivolare continuamente sulle grandi pendenze montuose, ed io non ero preparata a tutto ciò e per me fu un’incredibile escursione improvvisata. Ancora oggi, non riesco a dimenticare la bellezza di quel posto. L’unica cosa che rimpiansi tantissimo fu il non aver portato con me dell’acqua, perché non la si trovava da nessuna parte e solo quando terminammo la nostra Lycian Way davanti alla Blue Lagoon, solo in quel momento potemmo dirigerci verso la città.

Ma la Lycian Way continua per tanti altri chilometri ed un giorno mi piacerebbe aver la possibilità di farla tutta, perché regala paesaggi ed emozioni fantastiche. Ricordo ancora quei giorni come il periodo più bello e spensierato della mia vita.

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